mercoledì 14 agosto 2013

Lotta al tabagismo - Il Ministro della Salute Lorenzin soffre di amnesia e sdoppiamento della personalità

Questo articolo è stato ispirato da questa notizia

Siamo arrivati veramente al ridicolo... mi correggo al PIU' ridicolo, si perché purtroppo per noi, in Italia il ridicolo lo abbiamo già raggiunto da tempo.



NON BASTA che l'Italia da anni si professa (mentendo perché poi nella realtà non è così) d'accordo con l'OMS e la lotta contro l'epidemia, si avete capito bene "EPIDEMIA" del tabagismo visto che così è stato definito a livello mondiale il problema del fumo di tabacco.
NON BASTA che in altri paesi la lotta al tabagismo la fanno "ANCHE" attraverso l'aumento del costo delle sigarette tradizionali, mentre in Italia con la scusa che questo porterebbe ad un aumento del contrabbando (TUTTE BUGIE CONFEZIONATE AD ARTE) si aumentino le sigarette soltanto quando fa comodo alle lobbies del tabacco, “Big Tobacco” come vengono definite dagli addetti ai lavori.
NON BASTA che il Governo, di cui la “Ministra” fa parte, ce la sta mettendo tutta, ma proprio tutta, per distruggere l'UNICO strumento che ad oggi si è rivelato il più valido aiuto per la disassuefazione dal tabagismo.
NON BASTA che questa manovra subdola e premeditata sia stata inserita nel Decreto che si prefigge di incentivare l'occupazione, mentre invece mette a rischio migliaia di posti di lavoro. Posti di lavoro che molte persone oneste e di buona volontà si sono create con enormi sacrifici e non chiedendo nulla allo Stato, che invece di ringraziarli e magari incentivarli con una regolamentazione equilibrata che permetta loro di “CONTINUARE” a lavorare onestamente, ora li vuole “MAZZUOLARE”, anzi “DISTRUGGERE” rubandogli lavoro e dignità.
NON BASTA che la Federazione Italiana Tabaccai con un comunicato stampa “PROVA” maldestramente a dare lezioni di etica ad AnaFE che si è permessa di dire quello che capirebbe anche un bambino e che prima o poi qualche magistrato dimostrerà.
ADESSO ci dobbiamo sorbire anche l'IPOCRISIA della “Ministra” che chiede aiuto al Parlamento “nella battaglia a favore della prevenzione e contro il fumo “.

Cara “Ministra”:
LEI è parte del Parlamento, forse lo ha dimenticato?
LEI dov'era quando il Governo a deciso di inserire gli “ormai famosi” articoli 22 e 23 nel D.L.?
LEI dov'era quando il “Parlamento” ha discusso la conversione in legge? In missione... certo occhio non vede cuore non duole.

LA COERENZA E' UNA MERCE RARA IN NATURA... FIGURIAMOCI TRA I POLITICI

giovedì 8 agosto 2013

Ordini del giorno approvati dalla Camera dei deputati il giorno 7 agosto 2013

I seguenti Ordini del Giorno approvati come "raccomandazione" dal Governo sono un barlume di speranza che "forse" qualcuno si renda conto della necessità di rimettere mano al più presto, con dei provvedimenti "costruttivi" e non "distruttivi", a questo delicato problema.
Al momento la "MIOPIA" del Governo porterebbe soltanto effetti negativi immediati e futuri. 
In estrema sintesi si avrebbe nell'immediato la perdita di migliaia posti di lavoro e minori entrate per l'erario, e nel futuro maggiori spese per la Sanità Pubblica.


Di seguito gli Ordini del Giorno approvati:


Atto Camera

Ordine del Giorno 9/01458/022
presentato da
ABRIGNANI Ignazio
testo di
Mercoledì 7 agosto 2013, seduta n. 67


La Camera, 

premesso che: 

l'articolo 11, commi 22 e 23 del decreto-legge in esame, prevede norme in materia di sigarette elettroniche, in particolare Il comma 22 assoggetta, a decorrere dal 1o gennaio 2014, i prodotti succedanei dei tabacchi lavorati nonché i dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo (cosiddette sigarette elettroniche) ad un'imposta di consumo del 58,5 per cento. La commercializzazione di tali prodotti viene sottoposta alla preventiva autorizzazione da parte dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli; 

il comma 23 dell'articolo in esame, mediante l'aggiunta di un comma 10-bis all'articolo 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, stabilisce, in primo luogo – per effetto di una modifica approvata al Senato – che ai prodotti succedanei dei prodotti da fumo si applichino le disposizioni vigenti per i tabacchi lavorati in tema di divieto pubblicitario e promozionale, nonché di tutela della salute dei non fumatori, 

impegna il Governo: 

a valutare l'opportunità di adottare una normativa complessiva la quale prevede anche una tassazione equa e bilanciata tenendo in considerazione che un'imposta troppo elevate ed un versamento anticipato della stessa metterebbe fuori mercato tale prodotto causando la chiusura di migliaia di punti vendita e la perdita di altrettanti posti di lavoro; 

a mantenete un sistema di vendita libero, evitando la monopolizzazione del prodotto; 

a regolamentare gli aspetti pubblicitari della sigaretta elettronica limitandone la trasmissione durante le fasce protette ed informando il consumatore della eventuale presenza di nicotina e del relativo impatto sulla salute; 

a regolamentare i divieti nei luoghi pubblici, permettendone comunque l'utilizzo presso i rivenditori in considerazione del fatto che tali prodotti vanno testati dal consumatore che si appresta ad acquistarli. 

9/1458/22. (Testo modificato nel corso della seduta) Abrignani.


Atto Camera

Ordine del Giorno 9/01458/030
presentato da
PORTAS Giacomo Antonio
testo di
Mercoledì 7 agosto 2013, seduta n. 67


La Camera, 

premesso che: 

l'articolo 11, commi 22 e 23, del provvedimento in esame, contiene alcune disposizioni relative ai prodotti succedanei dei tabacchi lavorati e ai dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo (le cosiddette sigarette elettroniche); 

si sottopone la commercializzazione dei suddetti prodotti alla preventiva autorizzazione da parte dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, demandando a un decreto del Ministero dell'economia e delle finanze il compito di definire le norme applicabili alla distribuzione e vendita, in analogia, per quanto applicabili, a quelle vigenti per i tabacchi lavorati; 

la norma più rilevante riguarda l'introduzione di un'imposta di consumo del 58,5 per cento del prezzo di vendita al pubblico; 

tale ultima disposizione – che la relazione tecnica del Governo afferma essere «finalizzata alta salvaguardia delle entrate erariali derivanti dal consumo dei tabacchi lavorati, in particolare delle sigarette, le quali subiscono l'effetto sostituivo del consumo, in notevole espansione, di detti succedanei» appare fortemente pregiudizievole per i tanti piccoli imprenditori che, pur in un contesto economico fortemente negativo, hanno impegnato energia e risorse al fine di intraprendere un'attività; 

la legittima esigenza di reperire risorse per l'erario non può essere soddisfatta incidendo in maniera onerosa sul settore del commercio; l'attuale congiuntura – caratterizzata da una fase recessiva di eccezionale durata – dovrebbe suggerire interventi di supporto atta piccola imprenditoria e non misure che rischiano di danneggiare in modo irreversibile alcuni specifici settori, 

impegna il Governo 

a valutare l'opportunità – al fine di tutelare i livelli occupazionali determinati dal settore del commercio delle cosiddette sigarette elettroniche – di rivedere la disposizione che eleva al 58,5 per cento l'imposta di consumo del prezzo di vendita al pubblico. 

9/1458/30. Portas, Boccuzzi.

Atto Camera

Ordine del Giorno 9/01458/065
presentato da
PRODANI Aris
testo di
Mercoledì 7 agosto 2013, seduta n. 67


La Camera, 

premesso che: 

l'articolo 11 comma 22 dei decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, recante primi interventi urgenti per la promozione dell'occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul valore aggiunto (IVA) e altre misure finanziarie urgenti dispone l'applicazione di un'imposta al 58,5 per cento sui prodotti succedanei dei tabacchi lavorati nonché i dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo (c.d. sigarette elettroniche); 

la vendita delle sigarette elettroniche è un mercato con cifre da record: nel 2012, tra negozi e produzione, ha creato 4000 posti di lavoro con un'età media degli addetti di 30 anni e un fatturato pari a 350 milioni di euro nel 2012; 4000 sono i punti vendita stimati entro la fine del 2013, con stime previste di 500 milioni di euro entro la fine dell'anno; 

tale provvedimento inciderà profondamente sui livelli occupazionali di aziende che avevano strutturato l'iniziativa imprenditoriale non potendo tener conto dell'introduzione di nuove misure normative e fiscali a così alta incidenza; 

tale provvedimento, assoggettando la commercializzazione dei prodotti in oggetto alla preventiva autorizzazione da parte dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli nei confronti di soggetti che siano in possesso dei medesimi requisiti stabiliti per la gestione dei depositi fiscali di tabacchi lavorati, ne stravolge la natura originaria, 

impegna il Governo 

a valutare l'opportunità di assumere immediate iniziative normative volte a tutelare gli investimenti delle imprese dei settore e del personale dipendente ivi occupato. 

9/1458/65. Prodani, Mucci.


Atto Camera

Ordine del Giorno 9/01458/074
presentato da
LAVAGNO Fabio
testo di
Mercoledì 7 agosto 2013, seduta n. 67


La Camera, 

in sede di esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, recante primi interventi urgenti per la promozione dell'occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul valore aggiunto (IVA) e altre misure finanziarie urgenti; 

premesso che: 

l'articolo 11 del provvedimento in esame assoggetta, a decorrere dal 1o gennaio 2014, ad un'imposta di consumo del 58,5 per cento i prodotti succedanei dei tabacchi lavorati nonché i dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo (c.d. sigarette elettroniche); 

la commercializzazione di tali prodotti viene assoggettata alla preventiva autorizzazione da parte dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, rimandando ad un successivo decreto per l'individuazione delle modalità di presentazione della relativa istanza, delle procedure per la variazione dei prezzi di vendita al pubblico, delle modalità di tenuta dei registri e documenti contabili, di liquidazione e versamento dell'imposta di consumo; 

l'articolo 11 incarica, inoltre, il Ministero della salute del monitoraggio sugli effetti dei prodotti succedanei dei prodotti da fumo, al fine di promuovere le necessarie iniziative anche normative a tutela della salute; 

la Relazione tecnica specifica che la disposizione è finalizzata a sottoporre all'accisa i prodotti succedanei dei tabacchi lavorati, tra i quali le cosiddette sigarette elettroniche, In particolare, viene stimato un valore complessivo del mercato delle sigarette elettroniche pari a circa 200 milioni di euro annui, al quale corrisponde, in base all'aliquota del 58,5 per cento disposta dalla norma, un maggior gettito di 117 mln a decorrere dal 1o gennaio 2014; 

di contro, la relazione illustrativa afferma che, in mancanza di dati e rilevazioni ufficiali in ordine al mercato delle cosiddette sigarette elettroniche, si stima in base a valutazioni di natura induttiva e, a condizione che si consolidi il target dei potenziali acquirenti, che il valore attuale del comparto si aggiri sui 150 mln; 

al riguardo, si osserva che la relazione illustrativa contiene alcuni dati ed informazioni che non sono stati ripresi nella Relazione Tecnica. In relazione alla stessa, inoltre, non è stata fornita la fonte dei dati riportati, né si è chiarito in base a quali parametri, ovvero trend osservati, si sia giunti ad ipotizzare un mercato del settore di 200 mln di euro a partire dal 2014; 

non sembra inoltre che si sia tenuto conto di possibili effetti disincentivanti in relazione alle ricadute sul prezzo derivanti all'imposta introdotta; 

considerato che, indipendentemente dalla contrarietà che si dovrebbe dimostrare nel tassare le sigarette elettroniche, anche e solo per i costi indiretti che lo Stato potrebbe in seguito non essere più costretto a sopportare in termini di spese sanitarie, si rileva altresì che, non essendo attualmente disponibili dati e rilievi ufficiali in ordine al mercato delle sigarette elettroniche, il gettito derivante da tale tassazione potrebbe risultare di gran lunga inferiore a quello atteso; 

ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo appare quanto mai criticabile che una norma siffatta venga utilizzata come strumento di compensatività finanziaria di disposizioni che recano urgenti per la promozione dell'occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale; 

inoltre, al momento non vi è alcuna giustificazione per introdurre forme di tassazione specifiche sulla sigaretta elettronica. Al massimo si potrebbe ipotizzare una forma di tassazione delle fiale contenenti nicotina, e proporzionale alla concentrazione della stessa; 

le sigarette elettroniche sono, infatti, normali prodotti commerciali per i quali, al momento, non sono noti «costi sociali» accertati rilevanti; 

si rileva, inoltre, che la rapida diffusione delle sigarette elettroniche è stata accompagnata dalla nascita di numerose imprese operanti sul territorio nazionale che operano su un mercato ampio e diffuso, capace di creare nuova occupazione e, soprattutto, basato in parte sulla produzione nazionale avendo riguardo ai liquidi ivi contenuti, 

impegna il Governo 

a valutare l'opportunità, in attesa di evidenze conclusive oggettive, di valutare gli effetti applicativi della norma citata in premessa al fine di adottare già con il prossimo provvedimento di natura economica, adeguate iniziative, anche normative, volte ad introdurre una forma di tassazione per le sigarette elettroniche molto più moderata di quella prevista dal provvedimento in esame, tenendo conto degli investimenti già effettuati da parte degli esercenti dei nuovi negozi di sigarette elettroniche, evitando così che un improvviso intervento da parte del potere pubblico mandi in disgrazia questi nuovi esercizi commerciali. 

9/1458/74. (Testo modificato nel corso della seduta) Lavagno, Paglia, Ragosta, Di Salvo, Airaudo,Lacquaniti

Atto Camera

Ordine del Giorno 9/01458/086
presentato da
ZANETTI Enrico
testo di
Mercoledì 7 agosto 2013, seduta n. 67


La Camera, 

premesso che: 

è scientificamente provato che il fumo di sigaretta tradizionale è cancerogeno inoltre, a differenza dell'utilizzo di tabacco da fumo, il procedimento fisico col quale avviene la somministrazione del liquido contenente nicotina attraverso la sigaretta elettronica non è combustione, bensì vaporizzazione che a differenza della combustione, non genera sostanze cancerogene; 

il 10,7 per cento degli utenti di sigaretta elettronica (che in totale sono stimati in 2.5 milioni) hanno totalmente smesso di fumare, con un miglioramento della salute pubblica ed un calo dei costi di cura per malattie derivanti dal fumo fino ad euro 227.375.000 all'anno, come da dati risultanti dall'Istituto Superiore di Sanità; 

il comma 22 dell'articolo 11 del decreto-legge assoggetta, a decorrere dal 1o gennaio 2014, i prodotti succedanei dei tabacchi lavorati nonché i dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo (cosiddette sigarette elettroniche) ad un'imposta di consumo del 58,5 per cento, facendo rientrare sotto il regime di monopolio statale la commercializzazione di tali prodotti; 

il mercato delle sigarette elettroniche e dei liquidi contenenti nicotina da esse vaporizzato, che, ad oggi, conta un fatturato di produzione di liquidi medio di euro 106 milioni, un fatturato di distribuzione di liquidi e sigarette elettroniche medio di euro 321,135 milioni, con 3.700 – 4.700 distributori per un totale stimato di 4.050 – 6.400 lavoratori; 

oltre ad una prevedibile contrazione del gettito erariale IRPEF – IRES – IVA, con l'introduzione del regime monopolistico si stima la perdita di centinaia di posti di lavoro, la chiusura di 2.700 – 3.200 società di distribuzione e la delocalizzazione della produzione all'estero, 

impegna il Governo 

a considerare l'opportunità, al fine di garantire un gettito erariale in attivo e salvaguardare posti di lavoro ed un settore dell'economia in crescita, di verificare l'applicabilità delle maggiori accise esclusivamente sui liquidi utilizzati e non anche sugli gli strumenti atti alla loro vaporizzazione. 

9/1458/86. Zanetti, Galgano.

Interventi in aula di alcuni Deputati contro la tassa sulle sigarette elettroniche




MASSIMILIANO FEDRIGA. Signor Presidente, anche questo emendamento della Lega è mirato ad andare ad eliminare questo aggravio pesantissimo che il Governo mette sulle spalle di questo nuovo commercio delle cosiddette sigarette elettroniche. Voglio ricordare, senza ripetere quanto hanno detto i colleghi per quanto riguarda le dipendenze, che questo rappresenta anche un mercato che ha permesso, anche a persone che si sono trovate in crisi occupazionale, di potersi reimpiegare, aprire una piccola attività e poter mantenere se stessi e la propria famiglia con questo nuovo tipo di professionalità.
  Il Governo cosa ha deciso di fare in un provvedimento che si chiama decreto per l'occupazione ? Di andare a penalizzare proprio questa gente. Non si tratta di milionari che aprono il negozio ma, in moltissimi casi, sono persone che hanno deciso di reinventarsi in questa nuova attività, attività che gli ha permesso di andare avanti. Sembra veramente fuori luogo andare a colpire in modo così forte l'unico o, per lo meno, uno dei pochissimi mercati che, ancora adesso, reggeva e riusciva a garantire un reddito a chi vi operava.
  Io capisco che il Governo debba sempre andare alla ricerca di coperture, però, credo che le coperture bisogna andare ad individuarle nel taglio degli sprechi e non nell'appesantimento con nuove tasse per i cittadini.


 MASSIMO ENRICO CORSARO. Signor Presidente, questa è la seconda puntata dell'argomento che ho affrontato in precedenza, ovvero è la seconda modalità con la quale il Governo truffa la buona fede dei cittadini, cercando di individuare l'alternativa ad una tassa, applicandogli un'imposta. Il problema, però, signor Presidente, è che qui c’è in più l'aggiunta dell'immoralità, e io la invito ad aiutarmi, ad aiutarci, signor Presidente, ad individuare personalmente e fisicamente il redattore e l'ideatore di questo provvedimento e di questa norma, perché l'unica forma di autodifesa verso la quale potremmo indirizzarci è la richiesta al signor sindaco di un trattamento sanitario obbligatorio.
  Qui stiamo parlando veramente di una cosa che ha del paradossale: sono anni che la comunità internazionale lavora ed opera per il contenimento della diffusione del fumo e del tabacco. Sono anni che ci sono percorsi di penalizzazione, obblighi alle aziende che producono le sigarette di indicare quanto nuoccia alla salute l'utilizzo del loro prodotto sulle confezioni. Io non so, signor Presidente, quale sia il suo interesse sportivo, ma, mutuando dal mio, ricordo che, fino a pochi anni fa, la livrea di tutte – dico tutte – le automobili di Formula 1, con la sola esclusione della Ferrari, era l'esatta riproduzione di un pacchetto di sigarette. La comunità internazionale decise addirittura di andare ad intervenire sulla Federazione internazionale dell'automobilismo (FIA) per impedire la vestizione delle automobili di Formula 1 a simiglianza dei pacchetti di sigarette.
  Ora, in uno scenario di questo genere, con la comunità mondiale che opera per il contenimento del vizio, in Italia, da qualche anno a questa parte, abbiamo fortunatamente dei dati in controtendenza, che ci dicono che la popolazione fuma di meno e che, soprattutto, i giovani fumano di meno. Una comunità, al di là delle valutazioni soggettive e personali, come coscienza pubblica, dovrebbe bearsi di un risultato del genere, dovrebbe agevolare il proseguimento di questo percorso. Noi, invece, cosa facciamo ?
  Noi individuiamo una strategia alternativa secondo la quale molti italiani, non so se con effetto positivo o no, non lo sa nessuno, non è questo in discussione, cercano anch'essi di smettere di fumare e noi non gli diciamo: guarda che ti aiuto a smettere di fumare, ma ti penalizzo e ti metto una gabella suppletiva penalizzante perché, siccome tu stai perdendo un vizio rispetto al quale quando vado a fare la mia partecipazione pubblica nei contesti internazionali della sanità dico anch'io che devi smettere di fumare, ma nella realtà mi fai venire meno un gettito di imposta, perché di questo stiamo parlando, siccome il monopolio dei tabacchi in Italia incassa di meno di quello che incassava una volta, stiamo mettendo questa porcata, qui sì che ci vuole il termine, signor Presidente, stiamo mettendo questa porcata, facendo finta di credere che sostituiamo l'imposta che è applicata sui tabacchi, semplicemente perché i tabacchi appartengono ai monopoli dello Stato e quindi la giustificazione di quell'imposta sta nel fatto che chi compra un pacchetto di sigarette compra un bene dello Stato, dicendogli improvvisamente che adesso dovrà pagare una batteria elettronica in sostituzione della tassa sull'acquisto del monopolio del tabacco che è stata messa, non solo, voglio sperare, per incrementare le casse dello Stato, ma per disincentivare, già in epoca lontana, l'accesso al fumo da parte dei cittadini, e soprattutto dei giovani. Complimenti, tra tutte le porcate a cui ci avete fatto assistere, questa è veramente la prima norma di cui vi dovete davvero vergognare.



 FABIO LAVAGNO. Signor Presidente, una delle novità che abbiamo contestato in misura maggiore all'interno di questo decreto-legge, è la tassazione a partire dal 1o gennaio 2014 dei prodotti succedanei dei tabacchi.
  Si tratta di qualcosa di abbastanza strano, e che ha bisogno di esercitare prima di tutto la logica perché, con questo provvedimento, e, quindi, con le norme che con questo emendamento vorremmo sopprimere, si vanno a mettere sotto monopolio varie parti che non hanno attinenza con il tabacco o suoi derivati, ma hanno attinenza con parti meccaniche o elettroniche. In buona sostanza, questo decreto-legge mette sotto monopolio batterie elettroniche.
  E, poi, sempre per proseguire rispetto alla logica, ci sarebbe il fatto che su questa materia non esiste una normativa generale che la norma; invece si interviene su una norma fiscale che tende a fare cassa per una cifra di 117 milioni di euro, quando mancano le stime generali di questo mercato, che si attesta sì e no sui 150 milioni di euro. Per logica questi emendamenti andrebbero votati perché è molto probabile che la copertura indicata molto verosimilmente non venga, se i dati sono reali e validi, raggiunta per il prossimo anno. Oltre a considerare il fatto che, se non è attestato il beneficio o la negatività per la salute, quantomeno riduce la negatività nei confronti di una dipendenza, quella da tabagismo, e senz'altro i costi diretti e indiretti rispetto al Servizio sanitario nazionale e rispetto a questa dipendenza, tutto ciò dovrebbe deporre favorevolmente rispetto alla non introduzione di questa tassazione così alta per questo tipo di prodotti.
  Da ultimo, la copertura di questo e del successivo emendamento che noi proponiamo, in particolare di questo, va a incidere su un'altra dipendenza che è quella da gioco o da gioco d'azzardo. Quindi, vi proponiamo di non introdurre, a partire dal 2014, questa accisa del 58,5 per cento sui prodotti succedanei del tabacco, ma di aumentare il prelievo erariale unico.



 MARA MUCCI. Noi, soprattutto in Commissione attività produttive, vorremmo cercare di tutelare la piccola e media impresa, perché è di questo che stiamo parlando. In genere, la vendita delle sigarette elettroniche ha un mercato che sta funzionando. Tra negozi e produzione, nel 2012 ha creato ben 4 mila posti di lavoro circa: si parla di 3 mila esercizi commerciali, e in particolare si parla di giovani comunque sotto i trent'anni o intorno ai trent'anni. Noi siamo quindi preoccupati che queste misure possano recare danno ad un settore che è in crescita, perché oltre all'applicazione di un'imposta del 58,5 per cento, la commercializzazione dei prodotti in oggetto viene assoggettata anche alla preventiva autorizzazione da parte dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli: alla stregua quindi della gestione dei depositi fiscali di tabacchi lavorati.
  Impegniamo quindi il Governo a valutare seriamente l'opportunità di assumere immediate iniziative normative, che tutelino investimenti già fatti da parte delle imprese che sono nate fino ad oggi in questi ambiti, e tutelare quindi anche il personale dipendente ivi occupato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).







venerdì 2 agosto 2013

Possiamo evitare 30.000 morti all'anno, facciamolo.

Mail inviata a tutti i Deputati... secondo voi che ne faranno???

Onorevole,

avevo già scritto alcuni giorni orsono, capisco che riceve tantissime mail e che, probabilmente, i molteplici impegni istituzionali non Le consentono di dare a tutti l'ascolto che meriterebbero.

Tuttavia mi permetto di chiederLe, ancora e con forza, di dedicarmi alcuni minuti del Suo prezioso tempo, non perchè io debba essere privilegiato rispetto ad altri, ma più semplicemente perchè la Sua coscienza di cittadino e di Rappresentante del Popolo italiano glielo dovrebbe chiedere o forse glielo dovrebbe "IMPORRE" per la delicatezza e la gravità dell'argomento proposto.

Le allego un file (PoliticheTabacco.pdf) che, qualora ce ne fosse bisogno, spiega come le lobbies del tabacco riescano a nascondere la verità con mezzi più disparati.

Colpendo il settore delle sigarette elettroniche nel modo "SCONSIDERATO" portato avanti dal Governo all'interno del Decreto Legge 28 giugno 2013, N. 76 all'Articolo 11 commi 22 e 23, oltre che mettere a repentaglio circa 4000 (ma forse più) posti di lavoro, si favoriscono "SPUDORATAMENTE" le lobbies del tabacco e soprattutto non si tutela la salute dei cittadini come invece è previsto espressamente nella nostra Costituzione.

Il settore va sicuramente regolamentato, ma non in questo modo.

Personalmente ho espresso il mio disappunto con una petizione inviata a Camera e Senato, che ad ogni buon conto Le allego nuovamente.

Certo io non sono nessuno per dire ciò che dico, pur portando dati ufficiali dell'Istituto Superiore di Sanità, ma quello che sostengo io oggi, lo sostenevano all'inizio del 2012 Professori sicuramente più informati di me.

Di seguito riporto un'articolo contenente una lettera aperta inviata all'allora Governo Monti, reperibile on-line a questo indirizzo http://www.janusonline.it/news/contro-la-crisi-perch%C3%A9-non-puntare-sul-fumo 


"Sembra l’uovo di Colombo. Eppure, per il momento, nessuno sembra aver seriamente preso in considerazione l’idea di disporre un aumento sul prezzo delle sigarette nella marea di misure economiche che dovrebbero aiutare il Paese a uscire dalla crisi. 
Servono misure strutturali, certo. Ma quel po’ di risorse fresche che l’aumento di 1 euro a pacchetto del prezzo delle sigarette potrebbe portare non farebbero di certo male. 
Si tratterebbe di un gruzzoletto di 2,5 miliardi di euro in un anno. Non proprio un’inezia. 
L’intervento, poi, sortirebbe effetti tutt’altro che transitori. Un aumento del prezzo delle bionde porterebbe infatti con ogni probabilità a una riduzione dei fumatori e, di rimbalzo, delle conseguenze nefaste del fumo sulla salute. E questo significa una riduzione strutturale dei costi sanitari. 
Sono queste le considerazioni che il direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, Silvio Garattini, e la presidente della sezione milanese della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Franca Fossati-Bellani, hanno sottoposto al presidente del Consiglio Mario Monti in una lettera aperta.

Ecco il testo
Lettera aperta al Presidente del Consiglio, Mario Monti, 
di Franca Fossati Bellani e Silvio Garattini 
Lotta al Fumo e Risorse  "in fumo"

Perché rinunciare all’aumento della tassazione delle sigarette che, secondo una ricerca Doxa, la maggioranza degli italiani avrebbe accolto favorevolmente?
Perché mandare "in fumo" consistenti risorse per la manovra in corso?
Lo domandiamo al Presidente del Consiglio e ai suoi Ministri.
Chi, come noi, da tempo promuove la lotta al tabagismo, si dispiace vivamente che il previsto aumento del prezzo delle sigarette non sia stato confermato. 
Vogliamo sottolineare che così si è rinunciato a:
un’azione significativa anche se non risolutiva nella lotta al fumo di sigaretta;alla possibile riduzione del numero dei fumatori, che in Italia sono 11 milioni,  e conseguente beneficio sulla salute dei cittadini  con minore spesa nella gestione delle patologie correlate al tabagismo;un incremento notevole delle entrate fiscali:  2 miliardi e mezzo di euro con l’aumento di un euro per pacchetto.
Ci preme, per le Istituzioni che rappresentiamo, ribadire che i danni provocati dal fumo di sigaretta rappresentano una voce di spesa rilevante per il nostro Servizio Sanitario  e che ogni azione contro il fumo, compreso il costo delle sigarette, rimane obiettivo primario delle nostre Istituzioni. 
Franca Fossati-Bellani, presidente Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori - sezione Provinciale di Milano
Silvio Garattini, direttore Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”